SEGRETI DI UN TEMPO

Siamo in Aprile

Siamo al quarto mese di questo 2022. La primavera è iniziata, e ci fa già un primo scherzetto, presentandoci giorni alquanto freddini dopo un primo, incerto ma graditissimo tepore. 

Potremmo parlare a lungo delle caratteristiche del periodo appena iniziato, ma non consideriamo sbagliato mettere qualche punto fermo sul tema del pesce d’aprile, il primo giorno del mese,  leggenda che tutti conosciamo, ma della quale sappiamo poche cose, più o meno precise.

Per fare questo torna utile lo svolgere una breve ricerca nel web e leggerne il risultato con attenzione. È una storia simpatica e ricca di curiosità, attraversa i secoli e i luoghi del mondo più disparati.

Le prime notizie ci vengono offerte da un bell’ articolo di Repubblica, che tratta il tema partendo da una imprevedibile domanda: Qual è la differenza tra una sardina e una bufala? La prima è un tipico pesce di aprile. La seconda è il classico pesce d’aprile ovvero un divertimento e non un alimento. Anche se gli scherzi di stagione più celebri della storia hanno spesso a che fare con il cibo, come la madre di tutte le fake news che fu inventata da un network televisivo autorevole come la BBC. Il primo aprile del 1957 la BBC mandò in onda una docufiction, dal titolo “The Swiss Spaghetti Harvest”(La raccolta degli spaghetti in Svizzera). Le immagini mostravano degli improbabili contadini del Canton Ticino impegnati a raccogliere gli spaghetti maturi che penzolavano dai rami per poi stenderli ad essiccare al sole sulle rastrelliere. Proprio come si faceva a Gragnano nell’Ottocento. Incredibile ma falso. Eppure, furono in molti a cascarci, tanto che i centralini della gloriosa emittente britannica vennero letteralmente presi d’assalto dai telespettatori, che avevano fiutato il business ed erano decisi a piantare nel giardino di casa lo Spaghetti Tree per non farsi mai mancare la pasta fresca a Km 0.
E se la raccolta dei vermicelli è considerata lo scherzo più famoso di tutta la storia mediatica, il secondo posto spetta di diritto all’hamburger che non c’è. Si tratta di una trovata pubblicitaria della Burger King, comparsa a tutta pagina su USA Today il primo aprile del 1998, che annunciava il lancio di un nuovo panino studiato apposta per i mancini. Si trattava di un panino tondo e con gli stessi ingredienti, ma girati di 180 gradi, per consentire ai sinistri di gustarsi ergonomicamente il loro cheesburger. Una bufala social, contro le barriere gastronomiche, in nome del politically polpet. Anche in questo caso la domanda fu tale da costringere l’azienda a una precipitosa smentita
Ma perché gli scherzi si fanno proprio il primo aprile? Perché una volta era il giorno in cui si mandavano in giro i bambini in cerca di cose inesistenti. “In aprile si fanno correre i matti e i ragazzini”, dice un antico proverbio. Nell’Italia di un tempo c’era, infatti, l’uso di dare qualche soldo ai piccoli e mandarli nel negozio del paese a comprare cose impossibili: un pesce senza spine, una corda per legare il vento, la pietra per affilare i capelli, un bastone con una sola estremità. E spesso si attaccava un pesce di carta alla schiena delle persone mandate in giro a vuoto, come contrassegno pubblico della loro ingenuità. Ecco perché il pesce diventa il simbolo dello scherzo. Così almeno assicura Giuseppe Pitrè, il più grande studioso italiano di tradizioni popolari.
Nel nostro tempo, che ha spalmato la festa sull’intero calendario, il pesce d’aprile diventa quotidiano, grazie alla rete e ai social che trasformano le bufale in format, post, tag. È quel che succede quando si passa dal locale al globale. Dalla comunità alle community. Dal faccia a faccia al face to facebook. 
L’ultima spiegazione sul perché si dica “pesce” di aprile si lega invece alla religione. Si narra infatti che il beato Bertrando di San Genesio, patriarca di Aquileia, abbia salvato la vita al Papa, liberandolo da una grossa spina di pesce conficcatasi nella sua gola dopo un banchetto. Da quel momento, oltre a festeggiare, nella città di Aquileia non si mangia pesce ogni 1° aprile, quasi per esorcizzare e allontanare dalla città una possibile tragedia o evento negativo. Quindi è possibile affermare che nel nostro Paese l’usanza di farsi degli scherzi e dirsi bugie impunemente il 1° aprile  risale al periodo storico che va dal 1860 al 1880. Sembra che la prima città ad accogliere questa abitudine sia stata Genova.
Qui, questa nuova tradizione si diffuse a macchia d’olio, dapprima tra i ceti medio-alti della città e poi a tutto il resto della popolazione. Travalicò poi i confini della città per raggiungere tutte le regioni d’Italia
Tantissimi sono stati, negli anni, gli scherzi famosi legati a questa festività. I giornalisti di tutto il mondo, per esempio, prendono con le pinze le notizie pubblicate dai loro competitor internazionali in questa data, e le verificano mille volte prima di ripubblicarle. Spessissimo, infatti, grandi testate web hanno pubblicato notizie completamente false, grottesche, impossibili, poi riprese da giornalisti distratti e diffuse in tutto il mondo
Alcune burle sono state così ben congegnate che sono addirittura passate alla storia. Come per esempio quella di Nixon che si ricandida a presidente. Nel 1992, il presidente Nixon ai microfoni della radio NPR dice “Non ho fatto niente di sbagliato” annunciando l’intenzione di ricandidarsi, a vent’anni di distanza dalle sue dimissioni in seguito allo scandalo Watergate.
Ovviamente la voce era di un imitatore. Ma scoppiò il caos e la redazione della trasmissione, che svelò poi lo scherzo, venne tempestata dalle proteste degli ascoltatori, che ci tenevano a far sapere all’ex presidente che una volta era stata più che sufficiente.
La tradizione del Pesce d’Aprile, come dicevamo, si celebra in tantissimi Stati del mondo, tra cui  Finlandia, Australia, Galizia, Germania, Belgio e Regno Unito, Portogallo, Brasile.
In tutto il mondo, però, assume connotazioni differenti. Nelle Highlands scozzesi, il pesce d’Aprile dura due giorni. Nel secondo giorno, le persone si inseguono per le strade cercando di attaccarsi sulla schiena un cartello con scritto “Kick me!“, ovvero “Prendimi a calci!”.
In Germania il 1° aprile è il giorno dello “Aprilscherz”, cioè “Scherzo di Aprile”. In Portogallo sono invece più sofisticati e hanno elaborato delle tradizioni diverse. Qui si gioca infatti con la farina. Si comprano tante confezioni di farina e le si svuotano in testa a chi si incontra per strada. Un’altra differenza con il resto dei mondo è che la giornata scelta non è il 1° aprile ma la domenica e il lunedì prima della Quaresima.
Paese che vai, usanza che trovi: forse l’importante non è tanto avere una data univoca, ma riuscire a mantenere ancora, anche in un periodo difficile come questo, la voglia di scherzare e prendere la vita con più leggerezza.

Febbraio

Il mese di Febbraio, seppure breve e freddo, è un mese ricco di festività vecchie e nuove, di speciali ricorrenze, di riti antichi.

E’ il secondo mese dell’anno secondo il calendario gregoriano ed è l’unico che conta di 28 giorni (29 negli anni bisestili).

I Romani, che in origine consideravano l’inverno un periodo senza mesi, lo conobbero a partire da Numa Pompilio che lo aggiunse insieme a Gennaio, come ultimo mese dell’anno. Era dedicato alla dea Febris, dea della febbre e della guarigione dalla malaria, celebrata il giorno 14. A questa tradizione si richiamò la Chiesa Cattolica consacrando il giorno inizialmente a Santa Febronia e più tardi a San Valentino, protettore degli innamorati.

A dare a  questo mese significati importanti è il ricongiungersi in essi di tradizioni antiche e proprie di popoli dalle caratteristiche tanto diverse, e generato da condizioni climatiche che in fondo non li accomunano molto. Una di queste caratteristiche è l’essere un mese a ponte tra l’inverno e la primavera, tempo caro ai celti proprio per il suo essere di transizione  e mutazione. Questo accento piaceva anche ai romani, desiderosi di espiazione  e fu tradotto in ricorrenze di purificazione, prima i Lupercali, poi, in epoca cristiana, la festa della Candelora.

Curiosità:

Il Presepe può essere smontato il giorno della Candelora.

Anche se é sconosciuta a molti, la festa della Candelora segna la fine del periodo di Natale e prevede di metter via il presepe il 2 febbraio. Ma cos’è di preciso e perché il presepe si tiene fino alla Candelora?

Questa ricorrenza consiste, secondo la tradizione della religione cattolica, nella benedizione delle candele, emblema di luce, e nella presentazione al Tempio di Gesù. Sempre stando alla tradizione, il giorno in questione è anche considerato il giorno della Purificazione della Vergine Maria, a 40 giorni dal parto. La tradizione ebraica, infatti, voleva che ogni donna che partoriva un maschio primogenito era da considerare impura per un periodo, appunto, di 40 giorni. Dopo di essi, la partoriente doveva recarsi al Tempio di Gerusalemme per avviarsi alla Purificazione. Dal Vangelo di Luca, in particolare, si narra che Giuseppe e Maria si recarono, insieme al piccolo Gesù di 40 giorni, al Tempio per dare in sacrificio una coppia di tortore.Secondo la legge di Mosè, relativa alla purificazione della madre di un maschio primogenito, infatti, se la famiglia in questione era una famiglia povera, e quindi non poteva donare un agnello, poteva offrire in sacrificio due tortore o anche due colombi. Tornando alle tradizioni, quasi tutte le persone hanno l’usanza di togliere il presepe il 7 gennaio, subito dopo aver festeggiato l’Epifania ed aver aggiunto allo stesso le statuine dei Re Magi. In realtà, anche se la data ufficialmente riconosciuta per toglierlo é, appunto, il 7 gennaio, quest’ultima é dettata con ogni probabilità dal consumismo e dai suoi ritmi. Esiste, invece, una data “vera” in cui deve essere tolto via il presepe. Stando alla tradizione cattolica, il presepe deve essere smontato ogni anno il giorno della Festa della Candelora, che si celebra appunto il 2 febbraio…

In campagna

Nella vita agraria questo mese è di riposo dal lavoro nei campi; solo verso fine Febbraio, se il tempo lo consente si possono iniziare lavori di potatura degli alberi da frutto. Un tempo Febbraio era dedicato ai lavori manuali di costruzione e riparazione di attrezzi agricoli o alla realizzazione di utensili necessari per la vita  domestica quotidiana come cesti, ciotole in legno, zoccoli, mestoli. Il legno, di varie essenze, era la materia prima per gran parte di questi utensili.

Qualche proverbio

– L’acqua di febbraio, riempie il granaio.

– Febbraio, il sole in ogni ombraio.

– Gennaio fa il ponte e febbraio lo rompe.

– Febbraio asciutto erba per tutto.

– Per San Valentino primavera sta vicino.

SAN BIAGIO

Biagio di Sebaste, noto come san Biagio (III secolo – Sebaste, 316), è stato un vescovo cattolico e santo armeno. Vissuto tra il III e il IV secolo a Sebaste in Armenia (Asia Minore) è venerato come santo dalla Chiesa cattolica (Vescovo e Martire) e dalla Chiesa ortodossa. Era medico e venne nominato vescovo della sua città. A causa della sua fede venne imprigionato dai Romani, durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana; per punizione fu straziato con i pettini di ferro, che si usano per cardare la lana. Morì decapitato

Si racconta che  mentre veniva condotto al martirio una donna gli portò il figlioletto che stava soffocando per una lisca di pesce che gli si era conficcata in gola.  San Biagio lo benedisse e la sua benedizione fu miracolosa per il bambino. Per questo motivo nel giorno della sua festa il sacerdote tocca la gola dei fedeli con l’imposizione di due candele incrociate.

San Biagio è anche protettore dei cardatori di lana, degli animali e delle attività agricole.

Dedicato al santo anche un antico detto meneghino: “San Biàs a l’ te presèrve la góla da i rèsche de pèss e da töt ol rèst” ( ovvero “San Biagio ti preservi la gola dalle lische di pesce e da tutti i malanni.)

A Milano per festeggiare san Biagio si mangia insieme alla famiglia ciò che è rimasto del panettone raffermo natalizio, appositamente conservato. Per la tradizione meneghina si tratta di un gesto propiziatorio contro i mali della gola e raffreddore.  L’usanza che il 3 febbraio, oltre alla benedizione della gola, a Milano si mangi il “panettone di san Biagio”, nasce da una vecchia leggenda popolare, che racconta di una donna che, appena prima di Natale, si recò da un certo Frate Desiderio per fare benedire il panettone che lei aveva preparato per la sua famiglia. Il frate, molto occupato, rispose alla donna di lasciargli il dolce per qualche giorno per poi passare a ritirarlo: si occuperà di benedirlo non appena troverà un secondo di tempo. Passato il periodo di Natale, Desiderio rivide il panettone nella canonica: si era dimenticato di benedirlo. Essendo ormai secco, il frate pensò che anche la donna si fosse dimenticata e quindi se lo mangiò nei giorni successivi, per non rischiare di doverlo buttare. Pezzo dopo pezzo, dopo qualche giorno rimase il solo involucro vuoto. Il 3 febbraio, la donna però si ripresentò per avere indietro il suo panettone benedetto. Frate Desiderio, in canonica, scoprì con sua grande sorpresa che la carta era ancora gonfia, piena di un panettone grosso il doppio di quello che gli era stato lasciato. Il miracolo era accaduto il giorno di San Biagio. Da allora si usa consumare un panettone di San Biagio proprio il 3 febbraio.

SANT’AGATA

Di questa giovinetta di buona famiglia, nativa di Catania, viene ricordato, con i particolari raccapriccianti che abbondano nei martirologi, il supplizio patito sotto la persecuzione di Decio (251 d.C.). Il perfido governatore Quinziano la affidò ad una prostituta, sperando di corromperla, ma lei seppe conservare la sua verginità. Dopo diverse torture le furono strappate le mammelle; riportata in cella la fanciulla fu miracolosamente curata da San Pietro. Fu poi posta su un letto di carboni ardenti, che le straziarono il corpo, ma non poterono nulla contro il suo velo di vergine consacrata. Un improvviso terremoto spinse i catanesi a ribellarsi a Quinziano, che fuggendo annegò nel Simeto. Poco dopo Agata morì in carcere, e un angelo depose sulla sua tomba una tavoletta con una scritta che ne esaltava la virtù.

Il culto di Sant’Agata si diffuse presto in tutta la cristianità, assumendo forme che secondo alcuni conservano una lontana eco dei misteri isiaci. La fama della Santa fu accresciuta da numerosi miracoli, che si manifestarono subito dopo la sua morte. Durante un’eruzione dell’Etna i catanesi fermarono la lava con il velo che copriva la sua tomba. Le sue reliquie furono trafugate e portate a Costantinopoli, ma la Santa comparve a due militi della guardia imperiale, e li convinse a riportarle in Sicilia. Federico II voleva distruggere Catania, che si era ribellata; ma durante la Messa sul Messale comparve una scritta che gli ordinava di risparmiare la città di Agata.

Sant’Agata è patrona, oltre che di Catania, di San Marino, che il 5 febbraio del 1740 riottenne la libertà dallo Stato Pontificio.Per le circostanze del martirio, è patrona delle balie e delle madri che allattano, ed è invocata contro le malattie del seno; protegge dalle bruciature, le eruzioni vulcaniche, il fuoco del Purgatorio, gli incendi, i terremoti; è patrona degli ottonai e dei vetrai, che maneggiano materia ardente.

È protettrice dei fonditori di campane, sia perché queste ricordano la forma delle mammelle, sia perché sono prodotte con una colata incandescente. Per il velo, protegge i tessitori. È rappresentata nelle fasi e con gli strumenti del supplizio e dei miracoli successivi alla morte: le mammelle tagliate, le forbici, il coltello, le tenaglie, il fuoco, l’Etna in eruzione, il velo, i messaggi angelici.

SAN VALENTINO

San Valentino nasce a Terni nell’anno 176 circa. Conosciuto da tutti come patrono degli innamorati, fu vescovo e martire cristiano. E’ venerato come santo dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e solo successivamente dalla Chiesa anglicana. Le reliquie del santo si trovano oggi nella sua città natale, a Terni, sulla collina presso la Basilica di San Valentino, custodite in una teca; accanto alla teca una statua d’argento reca la scritta: San Valentino patrono dell’amore. Pare che tali reliquie siano state portate nella città da Cratone, Apollonio Efebo e Procuro – tre discepoli del filosofo convertiti dal futuro santo e che sarebbero stati martirizzati per aver trafugato le spoglie dalle mani dei mori o dei barbareschi. Il santo è conosciuto anche come San Valentino da Interrama o San Valentino da Terni.Convertito al cristianesimo viene ordinato vescovo da San Feliciano di Foligno nell’anno 197. Nell’anno 270 Valentino si trovava a Roma per predicare il Vangelo e convertire i pagani. Invitato dall’imperatore Claudio II il Gotico a sospendere la celebrazione religiosa e ad abiurare la propria fede, rifiuta di compiere tale atto e tenta anzi di convertire l’imperatore al cristianesimo. Il rispetto dell’imperatore per Valentino fa ottenere al religioso la grazia: viene poi affidato ad una nobile famiglia.

Valentino viene arrestato una seconda volta sotto il regno dell’imperatore Aureliano, succeduto a Claudio II il Gotico.L’impero proseguiva nelle sue persecuzioni contro i cristiani e contro i vertici della Chiesa di Roma. La popolarità di Valentino stava crescendo, così viene arrestato per la terza volta: i soldati romani lo catturano e per flagellarlo lo portano fuori città lungo la via Flaminia, temendo che la popolazione possa insorgere in sua difesa. Valentino muore decapitato nell’anno 273 per mano del soldato romano Furius Placidus.

Nel martirologio romano San Valentino è commemorato il 14 febbraio. Il Santo dell’Amore è festeggiato anche a Vico del Gargano (provincia di Foggia), il cui culto è legato anche alla protezione delle arance che proprio a cavallo di febbraio/marzo maturano sul Promontorio del Gargano. Durante i festeggiamenti si preparano pozioni d’amore a base di arance che, secondo la leggenda, farebbero innamorare coloro i quali ne assumono anche solo pochi sorsi. Il percorso amoroso si conclude nel famoso Vicolo del Bacio, lungo circa 30 metri e largo non più di 50 centimetri, in cui le coppie devono necessariamente avvicinarsi a causa della ristrettezza del passaggio.

La festa del 14 febbraio risale a circa due secoli dopo la morte di Valentino, nel 496, quando papa Gelasio I decise di sostituire alla festività pagana della fertilità (i lupercalia dedicati al dio Luperco) una festa ispirata al messaggio d’amore diffuso dall’opera di San Valentino. Tale festa ricorre annualmente il 14 febbraio ed è oggigiorno conosciuta e festeggiata in tutto il mondo. La città di Terni nel mese di febbraio rende omaggio a San Valentino con una serie di appuntamenti culturali, riflessivi, di festa, ma anche liturgici volti a mantenere sia la dimensione religiosa delle celebrazioni del Santo, sia quella civile delle iniziative ispirate alla sua forza evocativa.

Contributi di: www.ecocastelli.it;www.italiastoria.it; Terre celtiche e Medioevo in ontanomagico.altervista.org.

Gennaio

Cominciamo l’anno 2022 con una novità, sperando di fare cosa gradita agli amanti delle tradizioni, dei ritornelli, delle curiosità: apriamo una rubrica dedicata alla cultura popolare che fa tanto parte della nostra storia. Di ogni storia ricorderemo la fonte, ringraziando per il dono fatto a noi che possiamo riportarvela. Buona lettura.

LA SETTIMANA DEI BARBUTI

La prima curiosità che vi proponiamo è la seguente: lo sapevate che i giorni che vanno dal 15 gennaio al 22 gennaio sono noti come :”la settimana dei barbuti”? La ragione non è di facile intuizione, ma è presto spiegata. Nei giorni dal 15 al 22 gennaio trovano posto nel calendario santi forniti di lunga e folta barba. In ordine i Santi sono questi: San Mauro Abate (15 gennaio), San Paolo Eremita (sempre il 15 gennaio) e Sant’Antonio Abate (17 gennaio). Seguono San Fruttuoso di Braga (21 gennaio) e San Vincenzo Martire (22 gennaio)

…CENNI SULLA TRADIZIONE DELLA FESTA DI SANT’ANTONIO ABATE

Il 17 gennaio ricorre l’anniversario di Sant’Antonio Abate.
Nato nel Basso Egitto, nel villaggio di Comas (vicino a Heracliopolis Magna), sentì presto la chiamata di Dio a vivere la vocazione cristiana con un forte senso di preghiera e distacco, e iniziò a visitare le comunità eremitiche che stavano sorgendo. In seguito sentì che Dio gli chiedeva un distacco totale, e cercò più a fondo la solitudine, morendo a 105 anni.
Nel XII secolo è stato istituito l’Ordine dei Cavalieri Ospedalieri di Sant’Antonio per assistere le persone affette da malattie contagiose come tubercolosi e lebbra.
Da non confondere assolutamente con il Santo di Padova celebrato il 13 giugno, questo Sant’Antonio è patrono degli animali domestici (termine che include anche gli animali delle stalle e da fattoria).  Una delle leggende che si raccontano su di lui fa riferimento a una femmina di cinghiale che andò a chiedergli aiuto  perché i suoi piccoli erano ciechi. I piccoli recuperarono miracolosamente la vista, e l’animale non si allontanò mai da lui, difendendolo anche dai parassiti. Il 17 gennaio infatti era usanza benedire il bestiame e le stalle per porli sotto la sua protezione.
  Questo patronato esercitato da San   Antonio Abate gli procurò il soprannome di “Santo del porcello’  e fa comprendere bene quanto  gli animali abbiamo costituito sempre un bene prezioso per una comunità contadina.
Alcuni riferiscono queste usanze all’abitudine delle comunità di Antonini di allevare maiali per ricavarne il grasso da impiegare nella cura del “fuoco di Sant’Antonio”.
Una menzione particolare spetta ad una leggenda veneta secondo la quale, durante la notte del 17 gennaio, gli animali acquistino la facoltà di parlare. Durante questi avvenimenti è buona regola tenersi lontano dalle stalle, è infatti di cattivo auspicio ascoltare le conversazioni degli animali. 

…ANCORA QUALCHE CURIOSITA’ SUL MESE DI GENNAIO

Primo mese dell’anno secondo il calendario gregoriano, deve il suo nome al dio romano Giano (Ianuarius), divinità posta alle porte e in prossimità dei ponti e quindi simbolicamente a rappresentare ogni forma di passaggio (anche al nuovo anno).  Nel calendario romano più antico questo mese non esisteva, in quanto i Romani consideravano l’inverno un periodo senza mesi. Fu Numa Pompilio ad aggiungerlo al calendario rendendo l’anno uguale a quello solare.

Si tratta di un mese interamente invernale: Gennaio – mese del gelo – veniva storicamente chiamato nel nord Europa “mese del ghiaccio”.
Un tempo il mese di Gennaio era dedicato ai lavori manuali di costruzione e riparazione di attrezzi agricoli o alla realizzazione di utensili necessari per la vita  domestica quotidiana come cesti, ciotole in legno, zoccoli, mestoli. Il legno, di varie essenze, era la materia prima per gran parte di questi utensili. La vita in questo periodo, se l’annata agraria non era stata buona, poteva essere grama, non offrendo la campagna nessun frutto. In questa stagione ci venivano un tempo offerte dalla natura solo poche verdure fresche come verze, radicchi, cavoli, mentre tra la frutta, tutta raccolta nei mesi precedenti potevamo trovare mele, pere, noci, castagne, nespole e poco altro. Oggi che nulla ci è più precluso e possiamo trovare sui banchi dei supermercati qualsiasi merce dovremmo riflettere sul nostro passato e tornare a essere parchi anche negli acquisti scegliendo solo frutta locale con un’ unica concessione fatta agli agrumi purché del nostro meridione.
 Il lungo Gennaio si conclude con i cosiddetti giorni della merla che vengono considerati i giorni più freddi dell’inverno. Il nome, secondo una comune leggenda, deriverebbe dal fatto che una merla, in origine bianca, per ripararsi dal gran freddo di quei giorni si rifugiò dentro un camino dal quale emerse il  primo febbraio  tutta nera a causa della fuliggine.

Ringraziamo la pubblicazione on line “Aleteia”
del giorno 21 gennaio 2019.
Ringraziamo la rivista on line “EcoCastelli.it”